BODY SURGERY: La ricerca dell’equilibrio mente-corpo tra manubri e bisturi

BODY SURGERY: La ricerca dell’equilibrio mente-corpo tra manubri e bisturi

Chiudo l’autobiografia del dottor Ivo Pitanguy, chirurgo estetico brasiliano, e mi torna alla mente con insistenza una pagina:

“Tutti gli esseri umani hanno perciò il sacrosanto diritto di essere felici, di stare bene con la propria immagine e di cercare, se necessario, di migliorarla. Ma ciascuno di noi ha il suo particolare biotipo, una propria conformazione ossea e una particolare struttura. È importante perciò imparare a conoscersi e ad accettarsi per come si è. Poi si cercherà di dare il meglio di se stessi, cercando di raggiungere la migliore forma possibile. Guai invece a voler essere quello che non si può diventare. Il primo passo da compiere è perciò quello di valorizzare il proprio spirito. Questo ci favorisce, preparandoci alla bellezza, coscienti che il corpo contiene qualcosa di molto più sublime di quello che normalmente ci appare.”

(Ivo Pitanguy, Imparando con la vita, Milano, Mediamix, 1996, p.13)

Sembra che il bodybuilding (o il fitness, che non è altro che la sua filiazione più recente) e la chirurgia estetica, diversi per alcuni aspetti, siano entrambi accomunati da qualcosa … e non mi riferisco ai casi in cui il bodybuilding agonistico si avvale della chirurgia estetica in modo eticamente scorretto, per esempio impiantando protesi che simulano un gastrocnemio.

Può darsi che la somiglianza non sia poi così profonda e filosofica, tuttavia quella pagina continua a turbarmi.

Il giudizio comune sulla chirurgia estetica e sul bodybuilding è molto superficiale. Così come il bodybuilding è mantenuto ai margini degli sport olimpici, la chirurgia estetica è considerata un ramo minore della specialità medicochirurgica ed entrambi sono visti come espressione di narcisismo da parte di persone psicologicamente instabili che vogliono fermare il tempo.

Ma è poi vero che il bodybuilding e la chirurgia estetica sono dimostrazione di labilità psicologica?

Entrambe le discipline racchiudono due aspetti: quello estetico e quello medico (o riparatorecurativo). Infatti il bodybuilding non è solo agonistico ma è impiegato anche nelle riabilitazioni post traumatiche o nell’attività sportiva dei portatori di handicap; la chirurgia estetica non è solo una fucina di maggiorate, ma aiuta gli ustionati, le donne che hanno subito una mastectomia per un tumore mammario, chi nasce con malformazioni come un labbro leporino.

 

L’immagine estetica oggi.

Oggi l’uomo chiede alla scienza e alla medicina di vivere meglio e più a lungo. Talvolta dedica parte del tempo libero alle attività di palestra cercando di sentirsi meglio nel proprio corpo e di raggiungere una condizione psicofisica di maggiore efficienza, di “fitness”. Ed è giusto: l’uomo ha il diritto di “vivere bene”.

Che la chirurgia possa migliorare la qualità della vita, è un’idea piuttosto recente la quale è andata crescendo in modo notevole negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Che si possano conseguire fini analoghi per mezzo delle attività di palestra è un’idea ancora più recente, sviluppatasi in modo impetuoso e disordinato negli anni Ottanta e affermatasi in questo decennio assestandosi su norme più equilibrate e scientificamente fondate.

Il bodybuilding agonistico resta ancora oggi uno sport misterioso, forse insondabile, così come è difficile, se non impossibile, penetrare il mistero delle passioni umane. Invece è piuttosto semplice capire le motivazioni che spingono il gran pubblico verso il fitness. L’immagine è il mezzo di comunicazione più rapido e diretto tra le persone: “Solo i superficiali non fanno caso alle apparenze” diceva Oscar Wilde. La nostra società attuale tiene in gran conto la bellezza e l’efficienza e dimostra poca comprensione verso chi, quella bellezza e quell’efficienza, non l’ha mai avuta o l’ha inevitabilmente perduta. E oggigiorno, anche l’uomo, oltre alla donna, non è esente dalla critica più spietata.

Ma l’immagine è importante anche per il riflesso sulla psiche: un’autoimmagine individuale positiva è essenziale per una buona salute mentale e per la felicità personale. La disarmonia tra la forma idealizzata del corpo (per qualunque via il soggetto l’abbia introiettata) e quella provocata dalla deformità o dal difetto, come anche il contrasto tra il corpo che invecchia ed il ricordo di quello che era da giovane, finisce con il determinare gravi problemi psicologici e rende difficile la vita di relazione e l’inserimento nella società e nei gruppi:

” Un’armonia negata dalla natura può caricare di sofferenza morale […] Un volto deturpato provoca la stessa sofferenza morale di una mutilazione, lo stesso imbarazzo di una diversità.”

(Pitanguy, op. cit.)

Per quanto poco epicurei ed edonisti si possa essere, non si può negare che tra corpo e mente ci sia un collegamento e che dall’equilibrio di questo collegamento dipenda anche la nostra felicità.

Perfino Cartesio, le cui meditazioni hanno lasciato alla riflessione filosofica il problema del rapporto tra anima e corpo, sostiene che il nostro animo non è freddamente indifferente e razionalmente distaccato dal nostro corpo. Noi siamo talmente commisti al nostro corpo da costituire un tutto unico: se qualcosa colpisce il nostro corpo ne è affetto anche l’animo. Se non fosse così perché quando il corpo ha bisogno di mangiare o di bere invece di intenderlo espressamente sono confuso per la fame e per la sete? E perché quando il corpo è ferito sento il dolore invece di ragionare sulla ferita che vedo? Non potremmo mai essere come il nocchiero nella sua imbarcazione il quale percepisce con la vista se qualcosa si rompe ma non “sente dolore”. Il fatto che ci sia un rapporto così stretto tra psiche e corpo e che determini in così larga misura la nostra felicità ci impone di ricercare il loro equilibrio ogni volta che viene a mancare.

Quante persone vivono in questa sensazione e sperimentano il disagio dovuto alla perdita di questo equilibrio?! Ed è proprio questo disagio che porta tante persone a rivolgersi alla chirurgia estetica e ai centri fitness in cerca di una soluzione. Due modalità diverse per un medesimo fine.

Certamente le modalità specifiche con cui la chirurgia estetica e il bodybuilding rispondono a questa esigenza sono assai diverse: l’uno è uno sport, l’altra è una specialità chirurgica. I bodybuilder si dedicano ad un allenamento faticoso, due o tre ore il giorno per 10-20 anni, non due o tre ore di intervento una o due volte nella vita; inoltre il bodybuilder è autonomo nel suo intervento sul proprio aspetto (in un certo senso fa un’operazione di “autochirurgia estetica”). In ogni caso la somiglianza c’è ed è analogo il problema di partenza con le eventuali soluzioni, positive o negative.

Sia dal bodybuilding sia dalla chirurgia estetica arriva sicuramente un messaggio universale di armonia e di bellezza. Entrambe le discipline offrono un grande ventaglio di possibilità e permettono di conseguire benefici fisici e psicologici. Entrambe sono però condizionate da un buon numero di limiti. Si tratta dei limiti imposti dalla struttura e dalla costituzione dei singoli individui (il biotipo). Ma l’impedimento maggiore è dato dalle limitazioni psicologico-formative. Faust fu deluso dalla scorciatoia suggerita da Mefistofele non appena scoprì che la magia della pozione offertagli può restituirgli solo l’aspetto, ma non i pensieri di quella verde stagione della giovinezza. Purtroppo un “make-up” estetico con manubri o con bisturi non può risolvere profondi problemi della personalità o ridare la tranquillità a chi l’ha persa o far provare la felicità a chi non l’ha mai provata:

“La chirurgia può promettere l’opportunità di ritrovare sé stessi e il proprio equilibrio se mai un inestetismo insopportabile lo ha messo in forse.”

(Pitanguy, op. cit., il corsivo è mio).

Ma c’è un’unità di fatto nell’uomo tra spirito e corpo da cui chirurgia estetica e bodybuilding sanno che non devono e non possono prescindere. In realtà, ciò che si propongono questo sport e questa specializzazione della chirurgia generale è proprio riuscire a restituire la gioia di vivere a chi soffre per il proprio aspetto e si trova in disarmonia con sé stesso, rimediare a difetti estetici gravi non tanto dal punto di vista funzionale ma psicologico, difetti non pregiudizievoli sul piano organico ma che sono o possono essere pregiudizievoli per la propria autoimmagine individuale e per la propria vita di relazione. Non solo per piacersi allo specchio ma per sentirsi bene nel proprio corpo, poter essere indipendenti ed attivi, poter passeggiare, correre, nuotare… insomma godere della salute e della vita. Forse piccole cose, ma che rendono migliore la qualità della vita con noi stessi e con gli altri. Anche se per mezzo del bodybuilding e della chirurgia estetica l’uomo può liberarsi dai molti acciacchi che possono offuscare la vita e renderlo meno capace di affrontarla, la cura del corpo non deve renderlo straniero al suo animo e ai valori che più strettamente lo concernono (come Dorian Gray, come molte donne che fanno un lifting come se fosse un maquillage, come molti bodybuilder “ignoranti”).

La chirurgia estetica, nell’intento di Pitanguy, è il prolungamento più appassionante della chirurgia generale: è una specie di nuova frontiera nell’opera di recupero di un essere umano, in quanto rimette in equilibrio la sua parte animica con quella organica. Il bodybuilding è il prolungamento più appassionante dello sport: è una specie di nuova frontiera nell’opera di affinamento della volontà e della capacità atletica in quanto richiede di sviluppare l’equilibrio tra mente e corpo. Il bodybuilding e la chirurgia estetica non danneggiano la psiche dell’atleta o del soggetto e non sono necessariamente manifestazione di labilità psicologica. Attenuando o modificando le deformità e i difetti, si restituiscono, almeno in parte, gli equilibri psichici della personalità. Nelle loro massime espressioni, di fronte ai loro “virtuosismi” che possono sembrare non avere altra utilità se non quella di essere mere espressioni narcisistiche, il bodybuilding e la chirurgia estetica diventano arte:

“Abbassando, allargando, riducendo, si va alla ricerca solo di un equilibrio, e mentre lo si fa, senza accorgersene ci si scopre artisti.”

(Pitanguy, op. cit.)
Fa sempre parte del giudizio superficiale e denigratorio verso queste due discipline il pensare che la chirurgia estetica tenda a far rientrare l’individuo nei canoni diffusi, da manuale, irreali; all’opposto che il bodybuilding agonistico trasfiguri l’atleta in una forma “non bella, non normale, non armonica.” Il bodybuilder sarebbe bello e armonico per un gruppo piuttosto ristretto che condivide quei canoni estetici. La verità è proprio questa: la bellezza non è un concetto assoluto, indipendente dai tempi e dalle culture, ma è relativo e ciò non lo diminuisce affatto.

“Il concetto di bellezza deve essere perciò condiviso per rivelarsi tale. L’esperienza acquisita lavorando su pazienti di tutte le razze, di tutte le etnie, di tutti gli strati sociali, mi ha insegnato che l’unica cosa che ci accomuna è solo la sofferenza.”

(Pitanguy, op., cit.)

Oltre i limiti? Dante, Goethe e Wilde, sia pure celebrando l’anelito umano al sapere, alla felicità, alla giovinezza perenne condannano la presunzione di andare oltre i limiti stabiliti (dalla natura, da Dio, dalle convenzioni sociali e culturali).

Così per Dante Ulisse (l’eroe greco che prima di tornare in patria vuole provare a varcare le colonne d’Ercole con la propria nave per “conoscere” cosa ci sia di là dai confini dell’oceano e convince i marinai rifacendosi al fatto che l’uomo non deve vivere come un bruto ma ha il diritto di conseguire la virtù e il sapere) annegherà.

Così per Goethe Faust (il quale rappresenta l’uomo che avverte l’infelicità della sua imperfetta condizione quanto più pensa di poterla superare e cui si presenta Mefistofele promettendo di fargli conoscere le gioie della vita in cambio della dannazione della propria anima) dovrà constatare che la felicità non può essere posseduta, tutt’al più intuita e vissuta, senza poter fermare l’attimo.

Così per Wilde Dorian Gray (il giovane bellissimo cui un pittore aveva augurato che il passare del tempo non segnasse il suo volto ma il ritratto che gli aveva fatto. È ciò che succede: l’immagine diventa terrificante man mano che Dorian compie delitti e dissolutezze) squarcerà con un pugnale la tela del ritratto cadendo morto nello stesso istante in cui il quadro riacquisterà il disegno originario.

I chirurghi estetici e i bodybuilder sono assai più ottimisti e intraprendenti:

“Apprezzarsi è fonte di personale benessere e quando si persegue questo fine, la vanità non è peccato ma allegria.”

(Pitanguy, op. cit.).

Oppure, come dice Lenda Murray, le persone devono trovare “il coraggio di uscire allo scoperto per essere ciò che desiderano essere.” (Intervista a Muscle & Fitness, N.69, aprile 1997).

 

Articolo pubblicato su Cultura Fisica & Fitness, Anno XLI, N. 336, gennaio/febbraio 1998 © Rossella Pruneti
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