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“Dieci libri che ti hanno cambiato la vita !”.

1. “La ricerca non ha fine”, l’autobiografia del filosofo Karl Popper: mi ha insegnato l’amore per la filosofia della scienza.

2. I due libri del fisico Richard Feynman “Sta Scherzando Mr. Feynman” e “Cosa ti importa di ciò che dice la gente”: una conferma del mio amore per la scienza. Così deve essere un genio.

3. “Martin Eden”, Jack London: mi ha preparata al mondo del lavoro e a non aspettarsi riconoscimenti sinceri e meritati (incredibile davvero che gli stessi libri che erano stati schifati, poi Martin li vende a mucchi).

4. “Il giovane Holden”, Jerome D. Salinger: spesso mi sento il ricevitore nella segale, osservando gli altri vagare, io pronta, su richiesta, ad evitare che si perdano o cadano nel burrone.

5. “Eneide”, nella traduzione di Annibal Caro, e “Storia delle storie del mondo”, libro per bambini. Ho incontrato la mitologia greca e romana molto presto. Grazie per questo alla scuola.

6. Tutta Astrid Lindgren, non quella di “Pippi Calzelunghe“ ma soprattutto “Emil”, “L’isola dei gabbiani”, “Il libro di Bullerby.” (Un giorno vorrei poterla leggere in lingua originale).

7. “Pumping Up”, Ben Weider & Robert Kennedy: il mio primo libro di bodybuilding (femminile), anno 1987. Decisivo.

8. “La ragazza di Bube”, Carlo Cassola, per l’esempio di fedeltà di Mara a Bube stesso.

9. “Se il sole muore”, Oriana Fallaci. Scienza e USA… se non mi hanno formato questi argomenti, non saprei cos’altro.

10. “Il marito di Elena” (noi donne siamo tutte un po’ Elena?) e “I Malavoglia” di Giovanni Verga (con la Lia che se ne andò così, nel nulla… ci penso ancora quando mi sento triste)

Mi permetto di aggiungerne due.

Sono stata fortunata che la vita mi ha concesso di scrivere oltre che leggere. Un sogno che avevo fin dalle scuole medie. Ho scritto di me, per me, per gli altri, come ghost writer ; ho dato voce agli stranieri traducendo. Durante questo lavoro, due sono e saranno le pietre miliari nel mio cuore prima ancora che nel mio curriculum:

11. “Taricone al 100%”, che scrissi io stessa insieme a Pietro e ad un altro giornalista: mi ha insegnato a distinguere (e apprezzare) la persona dal personaggio. Mi manca.

12. “51 giorni senza scuse”, Rich Gaspari, perché è il primo libro che ho pubblicato come editore.

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51 giorni senza scuse. Caro Rich Gaspari…

Caro Rich Gaspari, mi hai rovinata. Da quando ho pubblicato 51 Days. No Excuses. Edizione italiana non riesco più a NON fare niente.
 
Penso che sia troppo tardi per correre in palestra? Una voce nel mio cervello mi dice: “senza scuse!”.
 
Penso che ho una maledetta fifa del presente e del futuro economico? Una voce nel mio cervello mi dice: “senza scuse!”.
 
Penso che sono vecchia, che mi manca questa o quella qualità, che mi vergogno oppure che sono troppo temeraria e rischio troppo, oppure … ogni minimo impulso che attraversa i miei neuroni e che ha un attimo di esitazione, viene spintonato potentemente verso l’impegno e la felicità da una voce nel mio cervello che mi dice: “senza scuse!”.
 
Grazie perché questo libro cambia la vita di chi lo legge e anche, con effetto paradosso, di chi non lo legge… perché avrà intorno persone migliori (i lettori).
 
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Fabrizio Nannini – Mental Survival – Hoepli 2016

Mental survival. Psicologia e tecniche di sopravvivenza mentali per affrontare ogni situazione

Sopravvivenza. Non so te, ma io sono della generazione dei film di Rambo, quindi penso a quello. Trekking, scalate, difficoltà a trovare cibo, ferite da curare da solo alla meno peggio… e il pianto. Sì, anche quello, ricordate. Il pianto di un sopravvissuto (ad un ambiente, ad un’esperienza traumatica) che non sa ricollocarsi e trovare spiegazione, “elaborare”. Beh, oppure potrei pensare a Robinson Crusoe, alla famiglia svizzera della casa sull’albero o a Tom Hanks col suo amico Wilson in Cast-Away.

 

Certo, lo so che questa è la versione spudoratamente romantica e cinematografica di sopravvivenza. In realtà ogni situazione di prigionia richiede la sopravvivenza. Ecco perché il manuale stesso parla di sopravvivenza urbana, emergenze di ogni tipo. Azzarderei la proposta di utilizzarlo per la sopravvivenza pure domestica (con le dovute differenze), perché, sottolineo, non puoi mai sapere a quale forma di prigionia devi sopravvivere.

 

È difficile dire se la parte più difficile sia quella fisica o gli scherzi della mente, infatti Mental Survival tratta entrambe le sfere (preparazione fisica, espedienti psicologici). Nannini ha esperienza di allenamento del fisico e la parte relativa, detto da una istruttrice di bodybuilding e fitness, è ottima.

 

Durante la lettura ho posto una domanda a bruciapelo a Fabrizio Nannini: “Tu distingui tra mente e cervello?”. Ho notato che spesso cervello e mente sono appiattiti sulla stessa dimensione. Ritengo che soprattutto nel survival debba essere chiaro che la mente è un’attività dell’essere umano e il cervello è uno strumento della mente, una vera e propria centralina di impulsi nervosi e vibrazioni. Nella sopravvivenza sono impegnati il nostro corpo e il nostro cervello sotto la direzione della mente. La mente è al di sopra, è libera di dirigere il tutto, di prendere l’input dall’esterno e magari soccombere (trascinando con se corpo e cervello) oppure essere tanto abile da non farsi stordire dai dati esterni ed elaborare la via di fuga, la soluzione, la sopravvivenza. È la mente quella che vuole e può dire di sopravvivere perché è quella che supervisiona tutto, corpo e cervello. Avere consapevolezza di essere un corpo fisico governato da una mente, o meglio una mente che ha esperienze tramite il corpo, permette di impostare il survival nell’unico modo che può funzionare: da dentro a fuori. Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento, diceva che per quanto subisse, non potevano fargli “pensare quello che non voleva lui pensare”. Altri survivor hanno raccontato di come il dolore fisico fosse forte ma non lo lasciassero mai intaccare lo spirito. E ce la fecero. “Il mio corpo sta imprigionato ma la mia mente libera” è il sommo segreto per sopravvivere. Pensare correttamente in ogni situazione, di sopravvivenza o no, è, come illustra il libro, alla base della sopravvivenza. Una cosa tanto fisica che avviene con un mezzo che nessuno vede e conosce più di tanto: l’attività mentale. Credo che Mental Survival sia l’inizio di un nuovo filone di survival impostato finalmente com’è deve essere.

 

Per concludere, adoro la dedica a suo figlio. Riassume il senso di tutto: la sopravvivenza la dobbiamo a noi stessi e soprattutto agli altri.
Mental survival. Psicologia e tecniche di sopravvivenza mentali per affrontare ogni situazione