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Misura la tua consapevolezza fitness e smaschera i ladri di sogni!

In questo video ti propongo un esercizio: immaginati in una stanza con le persone a te più care e annuncia loro che vuoi dimagrire oppure che vuoi gareggiare in una competizione di cultura fisica.

Cosa dicono secondo te? E tu come ti senti? Quello che pensi che diranno queste persone misura i tuoi condizionamenti. Come ti senti misura invece la tua consapevolezza del tuo livello fitness.

Ci sono due considerazioni da fare: gli atleti hanno un livello di consapevolezza fitness molto elevato.

Non hanno problemi a parlare e progettare e manifestare le intenzioni di migliorare o lavorare sul proprio corpo e la propria performance. E hanno questa consapevolezza elevata del livello di fitness perché stanno bene con il proprio corpo: lo accettano lo amano e lavorano per migliorarlo sempre di più.

Le critiche che ti prefiguri di ricevere se la tua consapevolezza del livello fitness è molto bassa manifestano i cosiddetti ladri di sogni.

I ladri di sogni possono essere condizionamenti o persone. Il tratto comune è che ti consigliano strade che tendono a farti rimanere come sei. Puoi essere tu stesso un ladro di sogni oltre ad avere reali ladri di sogni accanto.

Accade anche che viaggi con veri fantasmi creati da te di ladri di sogni. Elementi o persone che hanno paura non solo del proprio cambiamento ma del cambiamento che tu puoi fare perché se cambi e ottieni risultati potresti abbandonarli o semplicemente dimostrare loro che dovrebbero uscire come te dalla loro zona di comfort e fare qualcosa. Come te, i ladri di sogni sono atterriti dai messaggi sbagliati che vengono date dai mass media dalla cattiva informazione, dai condizionamenti e dai paradigmi limitanti che hanno accumulato durante la loro esistenza.

Tanto più sei derubato da questi ladri di sogni, tanto meno sarà la consapevolezza del suo livello di fitness.

Allora, fai l’esercizio, scova i ladri di sogni che hai: reali, immaginari o interiorizzati da te. Smetti di dare la colpa agli altri perché non ti metti a dieta, perché non sei in forma o perché non riesci a gareggiare. Ascolta solo te stesso, aumenta la tua consapevolezza e difendi la tua mente dagli attacchi diventando piuttosto un esempio o una guida per gli altri.

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La strada al successo, il tuo percorso

La strada al successo

Strada al successo? Ah sì, paragonare a una strada tutte le azioni e i pensieri per arrivare ad un risultato è assai comune: la metafora del percorso al successo. Arrivare da A a B è efficace se riesci ad andarci diretto, senza tante curve, schivando le buche (se ci cadi, uscire e riprendere a camminare). Chiunque pensa che sia importante sapere COME arrivarci, cosa fare durante il tragitto.

Sbagliato. Pensare al come del tragitto è ben poco.

Vuoi sapere cosa conta?

 

Sono informazioni talmente banali e risapute che quasi mai vale la pena perderci del tempo prima di accendere il motore. Se devo andare dal tabaccaio sotto casa o in Patagonia, so cosa scegliere: i miei piedi per una camminata o un jet di linea. Il mezzo per fare qualcosa è parzialmente importante. Anzi, è proprio la cosa più irrilevante che dovrebbe darti meno preoccupazione.

 

Le cose più importanti nel percorso al successo sono conoscere bene A e B, da dove parti (chi è l’autista?, cioè te) e dove vuoi arrivare (l’obiettivo).

[Tweet “Il tuo percorso non è semplice ma se sai da dove parti e dove devi arrivare, ci arriverai.”]

Infatti le tratte del percorso di per sé possono dire ben poco, anzi apparire caotiche, essere reticoli di sopraelevate dove ti perdi, curve improponibili, prive di (buona) segnaletica.

Tu devi guidare pensando a dove arrivare. Se poi c’è da prendere un ponte per scavalcare qualcosa, aspettare in fila, fare un’inversione a U, usare una variante, lo scoprirai strada facendo.

Tu devi guidare. Non fare sedere nessun altro al posto di guida per te.

Tu devi guidare tenendo il finestrino abbassato quando c’è l’occasione di annusare i fiori attraversando un parco.

Tu devi guidare fermandoti ad aiutare se qualcuno è in panne.

Tu devi guidare portando con te le persone care, se necessario, ma senza che diventi un rimorchio impossibile da trainare.

Perché l’urbanistica del tuo percorso al successo non è affatto semplice e pure a guardarla dall’alto c’è da rimanere disorientati,  smetti di pensare al come, al traghettatore, al coach. Devi solo avere ben chiaro il punto di partenza e di arrivo, il resto lo affronti strada facendo.

Mettiti in cammino. Solo questo conta, adesso.


 

Se al momento guardi il tuo percorso dall’alto e ti viene il mal di testa come a vedere questa foto, parliamone insieme. Esiste un’area di servizio dove, attingendo a cuore e mente, possiamo rimetterti in strada sicuramente diretto verso B.

Puoi farmi delle domande sulla mia pagina Facebook e contattarmi tramite quella con un messaggio.

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Come ottenere tutto ciò che vuoi: chiedere.

Bordighera Dennis Universe 2014

Come puoi ottenere tutto ciò che vuoi? Chiedi.

Nel business, nello sport e nei rapporti con le altre persone quanto ci mettiamo, tanto otteniamo; quanto chiediamo, tanto otteniamo. Ecco perché occorre avere idee chiare su ciò che vogliamo, possiamo e dobbiamo metterci. Giostrandoci tra la spavalderia di tentare e l’accortezza di volare basso se necessario, altalenando tra l’insistente e infallibile richiesta del bambino viziato e lo scaramantico scetticismo dell’adulto.

Nel bodybuilding e le discipline collegate, scegliere la categoria giusta è uguale a porsi le domande giuste: trovi risposte, soluzioni e successo.

Per sceglierla bene bisogna sapere avanzare la domanda con intelligenza. Cosa voglio? E voglio davvero quello che voglio? Perché non c’è peggiore cosa di chiudersi da soli in una “categoria” angusta, chiedendo (troppo) poco alla vita. La vita a richiesta risponde, non arrotonda o imbelletta di sua iniziativa.

[Tweet “Non c’è peggiore cosa di chiudersi in una categoria angusta,chiedendo (troppo) poco alla vita.”]

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Vediamo un po’ di appunti da questo video di Jim Rohn.

Impara l’arte di chiedere. Sai cosa vuoi?

 

1) Chiedere è il primo passo per ottenere. Chiedere inizia un processo particolare mentalmente e emozionalmente. Un bottone schiacciato e tutta la macchina parte.

2) Ottenere non è un problema. È automatico.

Se ottenere non è un problema, qual è il problema?

Il problema è: non chiedere. Non sapere chiedere. Puoi essere un bravo lavoratore, impegnarti, ma non sapere chiedere.

3) Ottenere è come l’oceano: sconfinato. Il successo non è a lotti limitati.

Il problema è che la gente va all’oceano con un cucchiaino per riempire un secchiello.

 

Due modi per chiedere:

 

1) chiedi con intelligenza, sii specifico e chiaro. Definisci e descrivi quello che vuoi. Questo è potente. Gli obiettivi sono come calamite, ti attraggono nella loro direzione: meglio li descrivi, più funzionano, più attraggono.

2) chiedi con fede. Chiedi con l’animo di un bambino, non di un adulto: gli adulti sono troppo scettici. Progetta come un adulto e credici come un bambino.

 

Ricorda però che non sempre ottieni tutto ciò che vuoi, perché il mondo è tale che alle volte grandina sul raccolto e piove sulla festa, ma puoi ottenere moltissimo lo stesso.

 

Prova per 90 giorni questo metodo. Magari funziona, magari no. Ma se funzionasse? Prova.

 

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Come essere eccezionale senza abitare a Wobegon e senza rimandare

Come diventare eccezionali

C’è qualcosa che devi assolutamente imparare o fare perché vuoi, ti serve, devi? Essere un leader più carismatico, una persona più socievole, imparare una lingua, dimagrire o chissà cos’altro, tante sono le passioni e le voglie degli uomini…

Però aspetti, rimandi, credi che prima o poi qualcuno ti aiuterà o troverai il modo o il corso per farlo o arriverà il lunedì per iniziarlo. Vedi il compito finito e ti spaventa perché è come un palazzo di dieci piani mentre tu sei lì con ancora il primo mattoncino in mano. Eppure chi ha costruito il palazzo da dieci piani è partito dal primo mattoncino e poi ha continuato mettendone uno sopra l’altro fino a terminare l’opera. A raggiungere il risultato.

 

Come dice Tasha Eurich nel video, inizia da te perché “nessuno investirà in te se non te stesso”.

[Tweet ““Nessuno investirà in te se non te stesso” – Tasha Eurich”]

 

Respira. Scomponiamo questo procedimento di costruzione e crescita personale. I passi sono pochi e semplici. Applicarli è un po’ impegnativo, non lo nascondo, ma la bellezza del metodo è tale che va bene qualsiasi cosa tu faccia e sia: sportivo, manager, mamma, ragazzo o ragazza con un problema sentimentale, studente, ecc. ecc.!

Gli elementi sono tre.

 

Primo passo. Conoscere se stessi.

 

Sapere cosa possiamo fare, in che modo possiamo farlo e soprattutto che limiti abbiamo (cercare di urlarsi e farsi urlare la sporca verità). Molte persone sopravvalutano le proprie capacità. Meno competenti sono, più bravi ritengono di essere. Si chiama “Lake Wobegon Effect” (effetto lago Wobegon), da una serie radiofonica (“A Prairie Home Companion” di Garrison Keillor) dove “tutte le donne sono (dette) forti, tutti gli uomini sono (detti) belli e tutti i bambini sono (detti) sopra la media”.

Tendiamo a considerarci sopra la media perché ci valutiamo sempre confrontandoci agli altri. Non pensiamo di essere “validi” (senza paragoni), pensiamo di essere “migliori” (con un secondo termine di paragone).

Per questo ci possiamo sentire arrivati per un piazzamento in gara senza considerare che è relativo agli avversari e pure a noi stessi in quel momento. Diamo valore assoluto a tutto il nostro essere basandoci di volta in volta su confronti arbitrari, soggettivi e spesso mediocri.

Valutiamoci con obiettività ed evitiamo di agire come se fossimo più intelligenti, bravi, carismatici di quello che siamo perché potremmo apparire stupidi agli occhi degli altri.

Conoscere se stessi quindi vuol dire SOPRATTUTTO dirsi o farsi dire la verità su come siamo e cosa possiamo fare.

Ti può essere utile riflettere, da solo o con un coach, su queste domande:

1) Cosa sto facendo che mi aiuta a procedere bene?

2) Cosa sto facendo che mi intralcia?

3) Come posso migliorare il mio approccio per procedere bene?

 

Accettare la realtà. Perfino delusi da noi stessi. È il primo passo per essere eccezionali. Ovviamente questa è la valutazione iniziale, perché niente ci è precluso se ci mettiamo mente e passione. Tuttavia occorre essere onesti riguardo la situazione di partenza.

 

[Tweet “”Accettare la realtà. Perfino delusi da noi stessi. È il primo passo per essere eccezionali.” – Rossella Pruneti”]

 

Secondo passo. Fare una cosa per volta.

 

Sceglierne una e concentrarsi su quella. Cerca quella assolutamente importante e decisiva in questo momento e per la tua situazione attuale.

Fai questo esercizio.

Scrivi su un foglio le sei cose più importanti che devi assolutamente fare o migliorare.

Elencale in ordine di importanza. Se ti viene più facile, assegna un voto da 1 a 10 in base alla necessità di risolverle.

Comincia con la prima e passa alla seconda solo quando hai risolto la prima.

 

Non cercare di cambiare tutto all’improvviso. Non funziona. Lo abbiamo visto con chi inizia la dieta, più la palestra, più il jogging, più mille altre cose… e si ferma dopo una settimana (al massimo).

[Tweet “”È meglio progredire in una sola cosa che non progredire quasi per niente in molte! ” – Tasha Eurich”]

I costruttori procedono a piani d’avanzamento, oltre che un mattone per volta. Fai le fondamenta, fai il primo piano, il secondo…. Il decimo.

 

Terzo passo. Esercitarsi ogni giorno.

 

La costanza nel lavoro, nell’apprendimento, nell’allenamento è fondamentale. Nella mia vita non c’è stata cosa più vera. L’ho visto con l’allenamento in palestra e perfino con il lavoro: traducendo ogni giorno, negli anni, sono diventata un vocabolario vivente! Anche meno tempo, ma ogni giorno, ti porta ad edificare un bel po’. Più che rimanere scoraggiato e fermo alla linea di partenza. Domandandoti come mai farai ad arrivare in fondo. Fai il primo passo e gli altri ce li metterai poi lo stesso. L’importante è partire. Col piede giusto. In questo senso, non esiste talento ma tenacia.

Ogni mattina chiediti:

Su cosa mi esercito oggi?

Quali opportunità e modi ho per farlo?

Come misurerò i risultati ottenuti oggi?

Queste tre cose sono automatiche per uno sportivo che ha un programma d’allenamento razionale da seguire. Sono meno evidenti per uno studente, un manager e perfino una mamma che deve gestire casa e famiglia. Ma possiamo imparare il metodo dagli sportivi. Loro stessi lo continuano a fare, con premi e soddisfazioni. Perché non seguire l’esempio di chi ce la fa tanto bene?

 

Quarto passo (in realtà trasversale a tutti i primi tre). Immaginarsi di essere già diventato eccezionale.

 

Visualizza che hai raggiunto le competenze cercate o risolto il problema. Come ti senti? Com’è a livello di emozioni, di istinto viscerale, di cuore che batte, di farfalle nello stomaco? È bello, no?

Ogni giorno ricordati di pensare e sentire come sarà quando sarai diventato eccezionale. Culla questa sensazione. Proteggila. Sii grato di poterla pregustare. Cosa aspetti? È la chiave di tutto.

 

[Tweet “”Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. – Lucio Dalla”]

 

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Vuoi applicare tutto questo al tuo sport, al tuo studio o alla tua vita con il mio aiuto? Contattami attraverso la pagina Facebook.
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Mindfulness e meditazione: capacità mentali per il bodybuilding e fitness?

Rossella Prunet Pish The Bar

Il primo insegnante di PNL che ho avuto mi introdusse alla mindfulness senza mai dirmi che si chiamava così. Di fronte ad una situazione di conflitto, mi chiese “cosa e dove sentissi”. “Nello stomaco!”, risposi. Ero seduta, schiena diritta, mi fece respirare (respirazione quadrata) e quindi mi disse: “Concentrati su questa roba allo stomaco, senza pensare a cos’è, senza giudicarla. Accettala”. Dopo pochi minuti il nodo mi era sparito e già nelle ore successive ero in grado di affrontare il problema con progressi da gigante.

È il quiedora. Smettere di guidare guardando lo specchietto retrovisore. Agganciarsi al presente con l’unico modo fisiologico che la nostra mente possiede: la respirazione.

 

Come dedicarsi alla mindfulness in 2 minuti (Mindfulness Meditation Practice)

Ci sono molte forme di meditazione (popolari sono la Zen e la trascendentale, più o meno difficili pittoresche e hippy). Una delle tante versioni di meditazione è insegnata nel corso “Search Inside Yourself” a Google e nel libro relativo. Vi propongo questa come primo approccio. Imparare a meditare è un percorso lungo quanto migliorare il proprio fisico con il bodybuilding (e di non minore soddisfazione).

Il corso “Search Inside Yourself” a Google è basato su una moltitudine di dati scientifici e su due concetti cardine: mindfulness ed intelligenza emotiva. Ideato da Chade-Meng Tan. Migliora creatività, produttività e felicità negli ambienti “corporate”. Può essere tradotto per sportivi? Come no!

 

Meditazione

Anche Arnold Schwarzenegger pratica “meditazione” da anni. Lo ha raccontato lui stesso, ma si riferiva alla meditazione in senso stretto. Quello che voglio sottolineare è che, in realtà, Arnold pratica meditazione da più anni di quelli che crede, perché ogni volta che un bodybuilder si allena, ebbene, medita. È cioè presente nel “quiedora”, lucido e attento al suo corpo, agganciato alla sua fisicità e vita attraverso sangue e ossigeno.

La meditazione è l’allenamento della mente: fa ottenere maggiori capacità mentali, al pari di un muscolo allenato che diventa più forte e più grosso. In entrambi i casi, la crescita avviene contro una resistenza: resistere contro il peso e la forza di gravità oppure resistere contro il divagare della mente, spesso perdersi nel “non veramente pensare”, ma in una confusione di immagini che sbaragliano emozioni a cascata come bocce da biliardo lanciate contro altre. Entrambe le pratiche cambiano la qualità della vita.

Meditare mi ha risolto un problema fastidioso. Quello della mia mente che ronzava pensieri a caso, spesso saltando da un ricordo ad una fantasia, in modo sconnesso, con un continuo e fastidioso chiacchiericcio. Insomma, se volevo pensare a qualcosa con concentrazione, era difficile se non impossibile. Dovessi scegliere delle immagini direi che la mia mente prima delle tecniche di mindfulness era piena dei pallini e del rumore di disturbo nelle vecchie TV, dopo le tecniche è il quadro a colori ben sintonizzato con cui iniziavano le trasmissioni della RAI.

 

  • Modo facile: spostare l’attenzione e mantenerla per due minuti sulla respirazione.

“Breathing as if your like depends on it”, dice Chad-Meng Tan (“Respira come se la vita dipendesse da quello”).

 

1) Inizia con un’intenzione, il tuo motivo per meditare questa volta. Concentrarti? Respirare meglio? Sgombrare la mente? Riflettere su un problema?

Ogni volta che crei un’intenzione, formi un’abitudine mentale. Per esempio, se l’intenzione è concentrarsi e riporti la mente sul tuo respiro durante la meditazione, alla fine imparerai a riportarla sul respiro e a concentrarti anche nei momenti che stai intenzionalmente eseguendo la meditazione. L’abitudine guida il tuo comportamento (anche inconsciamente).

2) Segui il respiro. La metafora è che la mente è come una guardia che osserva le persone (il respiro) entrare e uscire dalla città.

3) Raggiungi lo stato di attenzione: la mente è calma e concentrata.

4) Cadi in una distrazione (dopo anche pochi secondi o tanti minuti, dipende da quanto allenato alla meditazione): inizi a preoccuparti di qualcosa, fantasticare, rimuginare.

5) Non criticarti: riacquista il focus tornando con l’attenzione al processo di respirazione. Tornare a concentrarti non è una sconfitta: è il vero e proprio processo di crescita e miglioramento. Proprio come quando contrai i bicipiti in palestra.

6) Prendi atto di come sei (“attitude”) verso te stesso: controlla il dialogo interno, come ti critichi, cerca di essere gentile con te stesso e curioso di cosa ti sta accadendo. Adotta la “grandmother mind”: per la nonna sei sempre il suo cocco, qualsiasi marachella tu faccia, lei ti vuole bene, ti sgrida, ti aiuta ma ti ama lo stesso.

7) Torna a seguire il tuo respiro e ricorda la tua intenzione.

 

  • Modo facilissimo: Stare seduti e “essere”, non fare niente.

 

  • Modo d’allenamento: ogni volta che lo sportivo è “in the zone”, ogni allenamento del bodybuilder, abbiamo un’applicazione della mindfulness e della meditazione.

 

La meditazione nell’allenamento fisico, per il bodybuilding e il fitness?

 

Meditazione pre-workout

A casa, in auto prima di entrare in palestra. Respira e concentrati sui gruppi muscolari che andrai ad allenare.

 

Meditazione durante il workout

Essere presenti durante l’allenamento e osservare ogni aspetto della nostra risposta muscolare e fisiologica agli esercizi rende l’allenamento più bello e produttivo. È il famoso legame mente-muscolo, a sua volta collegato al pompaggio (l’afflusso di sangue) e quindi ossigeno, respirazione, meditazione a livello delle cellule muscolari.

 

Body Scan

Questa tecnica di meditazione è un’impostazione quasi naturale per il bodybuilder.

In cosa consiste? Mentalmente pensare ad ogni parte del corpo e gruppo muscolare (come se steste passando uno scanner) per valutare se ci sono parti con indolenzimenti, tensioni, “emozioni” da sciogliere.

 

Infatti allenarci ci rende felici…

 

La mente è rilassata e vigile al tempo stesso. Quando è così, emergono tre qualità che possiede: calma chiarezza e felicità (questo è lo stato di default a cui torna la mente se è calma e chiara). Essere concentrati e calmi è come avere una potente torcia: adesso guarda dentro di te.

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Sport e università

Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, dipartimento di Filosofia, via Bolognese

Su una bilancia a due piatti, ci sarebbe equilibrio tra ciò che mi ha insegnato lo sport e ciò che mi ha insegnato l’università:

non esiste un’autorità indiscussa. USA SEMPRE IL CERVELLO;
se ti sei allenato e se hai studiato, procedi con l’esame o la gara. SENZA PAURE;
non credere a chi ti dice che non puoi. NON CI SONO SCUSE;
se vuoi qualcosa, devi programmare e passare all’azione. OGGI E ORA;
quello che ha già fatto qualcuno, lo possiamo (ri)fare anche noi. DENTRO DI TE HAI TUTTO. NON TI MANCA NIENTE;
c’è sempre un approfondimento o un aggiornamento da fare. NON SMETTERE MAI DI MIGLIORARTI;
non è il pezzo di carta o la coppa, ma quello che sei diventato mentre li conseguivi.

#bbposse #bodybuildingposse

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Credenze, filosofie o prospettive – la porta per il successo

La porta per il successo

Ciò che credi determina ciò che fai e quindi ciò che ottieni o non ottieni. La mente offre una vasta cassetta degli attrezzi tra i quali scegliere per ottenere i risultati che vogliamo. Tutto sta nelle credenze, filosofie o prospettive adottate che ci indirizzano a questo o quell’altro attrezzo.

 

Il portoncino di casa mia ha iniziato ad aprirsi con difficoltà.

Mia figlia ha pensato che non fosse ben allineato coi cardini: mi aiutava ad aprirlo tenendolo tirato per la maniglia facendo una grossa fatica.

Io ho pensato che se assestavo un calcio nel punto giusto, aiutavo la serratura e così lo aprivo. Ma ben presto il trucco ha smesso di funzionare e mi trovavo a tirare calci ad una porta che rimaneva chiusa.

Mio marito ha pensato che una parte della serratura non entrasse come dovuto nell’altra e quindi tentava di aprirlo prendendolo a spallate, quasi scardinandolo, per vedere se la faceva saltare al livello giusto. Di solito io o mia figlia, dall’interno, arrivavamo in suo soccorso aprendolo.

Un amico ha pensato che il problema non stesse nel portoncino ma nelle chiavi: i dentini non sono più affilati e diritti, questo gli pareva senz’altro chiaro da un confronto delle chiavi stesse (e senza guardare il portoncino!).

Arriva il tecnico e non prova neppure. Sa già quale sportellino aprire, dove lubrificare e come rendere tutto magicamente fluido di nuovo.

I pensieri da cui partiamo sono la prospettiva in cui ci muoviamo. I tuoi sono una gabbia o una rampa di lancio?

I pensieri da cui partiamo sono il retino con cui peschiamo le soluzioni. Quali maglie ha il tuo? Importante cambiare retino se le maglie non pescano niente.

Lo stesso problema, lo stesso risultato voluto: basta cambiare credenze, filosofia o prospettiva e arriva come per magia.

Spesso trattiamo il nostro corpo, pure la nostra vita intera, proprio come quel portoncino: con violenza perché assumiamo ipotesi errate, sbagliando perché crediamo di essere nel giusto, rischiando di spaccare tutto perché non vogliamo spendere due euro per chiedere assistenza a chi se ne intende. E soprattutto perché siamo incapaci di adottare una prospettiva migliore, una filosofia più performante, una credenza meno limitante.

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La metafora della clessidra

la vita come una clessidra coperta in alto

Per ogni impresa che vorrai mai fare, nello sport come nella carriera e nelle relazioni, la metafora più bella della vita è quella della clessidra con la parte superiore coperta (la metafora appartiene a Bob Proctor).

Vedi solo il punto di strozzatura attraverso cui passa la sabbia e la sabbia già passata e ferma sul fondo. Non vedi quanta ne deve ancora passare. Sicuro è solo il momento presente. Il passato è fermo, fa solo “volume” e da base alla struttura, il futuro pensiamo di averlo ma non lo sappiamo.
Resta quindi da gestire “la strozzatura”, il presente, granello per granello, esattamente nell’istante che stanno passando… acchiapparli, anche solo per l’attimo.

Questo è il più potente concetto per la gestione del tuo tempo. Fai ora, solo questo conta. Non sai se e quanto ancora potrai fare. Non ha neppure importanza, perché ciò che importa è che in questo istante passi quel granello dalla strozzatura e qui ed ora tu possa realizzare ciò che deve essere realizzato. Arriveranno altri granelli, forse, ma quelli passati non torneranno mai su, indietro. Celebra il passaggio di ciascuno di essi. Rendili “pesanti”.

 

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Appunti da MIND PUMP. The Psychology of Bodybuilding.

Mind Pump. The Physicology of Bodybuilding

Tom Kubistant, MIND PUMP. The Psychology of Bodybuilding, 1988

Kubistant considera la mente un grande biocomputer. È una metafora ma fa ben capire che, proprio come nei computer, l’input determina l’output. La tesi che motiva Kubistant si articola in tre punti:

1) possiamo controllare fino a che punto la nostra mente si collega con il nostro corpo;
2) possiamo decidere come e quando coordinare gli sforzi di mente e corpo;
3) possiamo scegliere di coordinarli oppure no.
Infatti solo noi possiamo scegliere come applicare la nostra mente al bodybuilding, o meglio come applicare di proposito la mente all’allenamento facendo lavorare verso uno stesso obiettivo mente e corpo e facendoli sprigionare un’energia superiore alla somma del loro utilizzo separato.

La concentrazione.
È la pietra miliare della psicologia del bodybuilding. Kubistant la definisce come una messa a punto del focus mentale in modo da massimizzare i movimenti fisici ma senza che la mente conduca e monopolizzi il corpo. Come concentrarsi? Dipende dalla personalità di ciascuno: c’è chi urla per stimolarsi e trarre forza e c’è chi se ne sta zitto e pensieroso. La concentrazione ha una propria gamma: va dall’attenzione (dobbiamo fare attenzione ai muscoli specifici che lavorano per stimolarli bene) alla consapevolezza (dobbiamo essere consapevoli di come un gruppo muscolare si collega agli altri per raggiungere armonia e proporzioni).

L’intensità.

Utilizzatissima in ogni sport, è una componente della concentrazione spesso fraintesa. Non significa allenarsi più duramente ma, in senso letterale, trovare energia e forza in noi stessi per allenarsi al meglio. Ad esempio, le automobili hanno una zona ottimale di resa: un modello può avere una buona velocità con basso consumo ed usura a 80 kmh. L’autista cercherà allora di mantenersi a questa velocità. Il bodybuilder dovrà capire quale sia la sua intensità per un allenamento ottimale; di conseguenza si manterrà in questa zona ottimale (lavorando a proprio favore), né sopra (stimolo eccessivo), né sotto (stimolo insufficiente).

Il controllo.
Un muscolo può essere stimolato solo da una serie di movimenti controllati. “Controllare un muscolo” significa che ti concentri esclusivamente su quel particolare muscolo (zoom in). Alcuni bodybuilder si concentrano talmente sui muscoli allenati che quasi avvertono la loro identità personale localizzata in quel muscolo: nessuno può interferire o scoraggiarli. Questi bodybuilder hanno un controllo completo sulle distrazioni.

La motivazione.
Motivarsi è diverso dal mantenersi motivati. Il mantenersi motivati è un’abitudine acquisita che richiede un piccolo sforzo. Ci sono due forme di motivazione: estrinseca, ossia quella che viene da fuori (vedendo una gara o ricevendo dei complimenti, per esempio) e intrinseca, ossia l’energia emanata dai nostri desideri, obiettivi e volontà interne. Quest’ultima è l’unica fondamentale perché viene da ciò che noi, e non gli altri, riteniamo importante.

Il rilassamento.
Sembra essere il contrario di ciò che ci aspettiamo di dover fare durante un allenamento… ma rilassarsi è indispensabile per fare guadagni consistenti ed allenamenti senza infortuni. I benefici del rilassamento si basano su un fatto fisiologico: un muscolo rilassato può contrarsi con più forza e più a lungo che uno gìà leggermente contratto in partenza.

Progettare la crescita.
Se non sai dove stai andando, nessuna strada ti ci porterà. La concentrazione deve avere un oggetto, questo oggetto è costituito dai tuoi obiettivi nel bodybuilding. Molti hanno paura a stabilire obiettivi perché hanno paura di non raggiungerli. Ma noi uomini siamo creature con un fine: abbiamo bisogno di andare dietro una bandiera e sforzarci di seguire una direzione. Nel bodybuilding bisogna essere precisi fissando obiettivi concreti, misurabili, riscontrabili e inoltre appropriati, raggiungibili e realistici. È necessario che ci siano priorità: alcuni obiettivi saranno preminenti su altri. Kubistant suggerisce di gestire in pratica i propri obiettivi utilizzando schemi (vedi per esempio le sue “linee del tempo”), training cycle e diari d’allenamento. Il semplice atto fisico di scrivere un diario facilita la concentrazione e rafforza la volontà di raggiungere un obiettivo; inoltre serve da feedback (ad esempio confrontare i risultati recenti con quelli avuti nel passato o ricordarsi di quali soluzioni ad un dato problema si erano gìà trovate).

“Pronti, fuoco, mira!”
Gli obiettivi si fissano ma non per sempre, possono e devono variare ed essere aggiustati. La filosofia del “Pronti, fuoco, mira!” (o del “Definire, eseguire e ridefinire”) sottolinea l’importanza dell’azione (il fuoco) rispetto a quella usuale del “Pronti, mira, fuoco!”. “Facendo” capiamo quanto siano giusti i nostri obiettivi. Kubistant conclude: “Tutti noi abbiamo sogni ed obiettivi nel nostro bodybuilding. La sfida è trasformare questi sogni e questi obiettivi in realtà. Dice un vecchio proverbio: “Parlare costa poco” ed io vi vorrei aggiungere “ma fare è provare”. L’unico modo con cui vorrai provare a te stesso che tipo di corpo tu puoi sviluppare è muoverti e farlo. Questa è la vera sfida che ogni settimana fa tornare tutti noi in palestra.” (da Mind Pump, p. 165)

Autovalutazione.

Le risposte date vi faranno capire quanto state utilizzando la mente nel vostro allenamento. Sebbene non ci siano delle risposte giuste in assoluto, i bodybuilder di successo hanno in comune un certo approccio mentale che se non avete … potrete sviluppare leggendo il libro di Tom Kubistant e gli altri testi che trattano della psicologia del bodybuilding
(v. Bibliografia).
1 – Faccio bodybuilding per:
a avere un migliore aspetto
b sentirmi bene
c provare la sensazione di compiere qualcosa
d socializzare e darmi delle arie
f raggiungere degli obiettivi
g altro …

2 – Tendo a concentrarmi soprattutto su:
a i miei punti forti
b i miei punti deboli
c simmetria e proporzioni
d cosa ho bisogno di fare e niente in particolare

3 – Programmo i miei allenamenti:
a per niente
b in strada mentre vado in palestra
c mentre mi sto allenando
d con una settimana di anticipo e con più? di una settimana di anticipo

4 – Durante l’allenamento mi sforzo di:
a sollevare più peso possibile per molte serie e ripetizioni
b mantenere la medesima intensità?
c programmare quando è il momento di aggiungere peso
d variare sempre carichi ed intensità

5 – Alleno per prima cosa:
a i gruppi muscolari forti
b i gruppi muscolari deboli
c mantengo sempre la stessa sequenza di gruppi muscolari
d quello che mi è più comodo

6 – Durante una serie:
a conto le ripetizioni
b mi distraggo
c mi concentro sul peso che sto sollevando
d mi concentro sull’esecuzione e sento i muscoli che si contraggono

7 – Verso la fine di una serie, al momento del bruciore muscolare:
a smetto
b spingo più forte
c rallento
d provo piacere e aumento la velocità d’esecuzione

8 – Tra una serie e l’altra:
a mi rilasso
b parlo con qualcuno
c bevo un po’ d’acqua
d faccio stretching e mi concentro sulla serie successiva
f non faccio niente in particolare

9 – Uso una qualche tecnica di rilassamento:
a mai
b prima dell’allenamento
c durante l’allenamento
d più? volte durante la giornata

10 – Mi rilasso per i miei allenamenti:
a non facendo niente in particolare
b facendo stretching
c ascoltando la musica
d chiudendo gli occhi e prestando attenzione al mio respiro e scherzando con gli amici
f altro …

11 – Quando guardo lo sviluppo muscolare di qualcun altro:
a mi intimidisco
b mi deprimo
c lo stimo
d cerco di imitarlo e ne traggo ispirazione
f non guardo mai gli altri quando mi alleno

12 – Quando qualcuno mi fa complimenti per il mio fisico:
a mi sento bene
b faccio il modesto
c mi chiedo quali reali intenzioni abbia
d mi alleno ancora più intensamente e d? un bacio ai miei bicipiti!

13 – Di solito reagisco alle distrazioni:
a ignorandole
b dicendo a qualcuno di provvedere a farle cessare
c provvedendo a farle cessare
d distraendomi ancora di più e accorciando l’allenamento e andandomene

14 – Se il mio partner d’allenamento non arriva:
a cancello o accorcio il mio allenamento
b mi alleno da solo
c ne trovo un altro per quel giorno
d mi sento perso e mi concentro su esercizi e macchinari che di solito, con lui, non uso

15 – Se cancello un allenamento:
a mi sento in colpa
b ne salto altri ancora nei giorni successivi
c non salto mai un allenamento
d va bene lo stesso se è stato quello che io volevo fare e ne risente ogni altro impegno della mia vita

16 – Per me socializzare in palestra:
a è il motivo per cui ci vado
b non esiste proprio durante un serio allenamento
c va bene fintanto che non danneggia il mio allenamento

17 – Per me “intensità” significa:
a arrabbiarmi
b mettercela tutta
c gettarmi sui pesi
d essere una belva ed è una parola che non conosco

18 – Durante l’esercizio quanto è il tempo, espresso in percentuale, durante il quale ti concentri e quanto quello in cui sei distratto:
a 100% – 0%
b 75% – 25%
c 50% – 50%
d 25% – 75%
e 0% – 100%

19 – Per me:
a vincono sempre i pesi
b io devo battere i pesi
c i pesi sono alleati
d non ci ho mai pensato

20 – Per me il bodybuilding è:
a la mia vita … senza sarei completamente perso
b piacevole, ma posso stare anche senza
c qualcosa che faccio per stare in forma
d la “colla” che tiene insieme tutta la mia vita e un modo per incontrare gli altri
f un posto per vantarmi e sentirmi bene
g altro …
(da Mind Pump, pp. 8-11)

Bibliografia

Sebbene non ci siano delle risposte giuste in assoluto, i bodybuilder di successo hanno in comune un certo approccio mentale che se non avete … potrete sviluppare leggendo i testi che trattano della psicologia del bodybuilding
(v. Bibliografia).

Libri specifici sull’argomento:

Denie, Psyco-Blast, Health Culture Publishing Co., Ont., Can. 1984 (trad. it. a cura di G. Cianti, Sandro Ciccarelli Editore, 1992).

Lou Ferrigno, The Mind, Dingman, Marina del Rey, CA., 1980

Vince Gironda & Robert Kennedy, Unleashing the Wild Physique, Sterling Publishing Co., Inc., New York, 1984

Stuart McRobert, Brawn. Bodybuilding for the drug-free and genetically typical, CS Publishing, Nicosia, Cipro, 1991 (trad. it. a cura di G. Cianti, Sandro Ciccarelli editore, 1992).

Libri che dedicano capitoli all’argomento:

F. C. Hatfield, Bodybuilding: un approccio scientifico, Edizioni Club Leonardo, Milano, 1986 (vedi parte IV, pp. 244-268).

Tom Platz & Bill Reynold, Bodybuilding da professionisti, Luigi Reverdito Editore, Trento, 1986 (vedi cap. 8, pp. 146-151).

Arnold Schwarzenegger, Enciclopedia del moderno bodybuilding, Franco Fassi editore, 1988 (vedi cap. 7: “L’attrezzo più? importante: la mente”, pp. 229-244).

Christine & Frank Zane, Zane Nutrition, Franco Fassi Editore, 1989 (vedi capitolo 4, pp. 207-235).

Libri sulla psicologia dello sport:

Charles A. Garfield, Rendere al massimo. Peak Performance. Le tecniche di training mentale dei più? grandi atleti del mondo, Sperling & Kupfer Editori, Milano 1986.

Peter Terry, Vincere nello sport, Garzanti Editore, 1990.

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5 modi per uccidere i vostri sogni

Bel Pesce TED

1) credere nel successo improvviso;
2) credere che qualcun altro abbia le risposte;
3) credere di doversi accontentare quando la crescita è garantita;
4) credere che sia colpa di qualcun altro;
5) credere che nella vita contino solo gli obiettivi.
Credetemi, se lo farete, ucciderete i vostri sogni.
– Bel Pesce

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