Coach e mentore. Tutti abbiamo un Everest da conquistare, ma pochi uno sherpa da cui farsi guidare.

Coach e mentore. Tutti abbiamo un Everest da conquistare, ma pochi uno sherpa da cui farsi guidare.

CREDIT FOTO: Picture taken May 03, 2011. REUTERS/Laurence Tan (NEPAL)

Giorni fa ho letto in un gruppo Facebook questa strana domanda: “Come si fa ad avere un mentore? Un coach?”

Beh, strana perché un mentore è una benedizione, ti capita e non lo compri “al Kg”. Un coach è un’altrettanta benedizione ma più facile iniziare il rapporto perché è professionalmente indirizzato a fare ciò che fa.

Mi spiego.

 

Mentore può essere una persona che abbiamo incontrato lungo la nostra vita con particolari doti e un comportamento, una filosofia di vita e un atteggiamento particolarmente motivanti e istruttivi. Quelle persone che prendi ad esempio. Mentore in questo senso possono essere genitori, nonni, zii, amici, maestri e professori, il datore di lavoro… chiunque, ma proprio chiunque. Soprattutto il mentore appare dove meno te lo aspetti, perché appare solo quando tu sei pronto ad ascoltarlo!

Un coach è un tecnico che sa come portarti dal punto iniziale al punto finale di un qualsiasi tragitto tu voglia intraprendere. C’è chi  lo sa fare più o meno bene, con più o meno successo, con più o meno tatto.

 

Mentore degli altri, coach anche di te stesso

 

Mi sento fortunata di avere avuto forse almeno cinque grandi, eccezionali mentori nella mia vita e, tutto sommato, altrettanto grata di avere fatto da coach a me stessa, alle volte “tirandomi su dalle stringhe delle mie stesse scarpe”.

 

Le caratteristiche di un mentore? Avere fatto “il lavoro sporco” non tanto l’essere  eccezionale

 

I nostri mentori e coach non devono per forza essere nati eccezionali. Ci sono diventati spesso adattandosi a condizioni difficili, perdendo, sbattendo l a testa nel tentativo di conquistare vette o scendere per pendii senza farsi male. Sono pur sempre degli Sherpa.

La popolazione nomade degli Sherpa è considerata abile nel fare da guida in montagna (soprattutto sull’Everest) perché si sarebbe adattata geneticamente a vivere ad altitudini elevate (ottenendo una maggiore capacità di legare l’emoglobina al sangue e raddoppiando la produzione di ossido nitrico).

La preziosità dei nostri mentori e coach sta nel fatto CHE CI SONO per noi. Non so più su quale romanzo lessi una frase che diceva più o meno questo: “Mi tese la sua mano sporca, ma me la tese”. Mi ha sempre fatto impressione questa immagine perché nella vita l’aiuto l’ho ottenuto quasi sempre da persone con le mani sporche, quelle da cui meno ti saresti aspettata di avere un insegnamento o un aiuto, quelle che la vita aveva segnato a loro volta e pensavi non avessero più risorse dentro da offrire fuori agli altri.

 

Principi fondamentali per frequentare un mentore o un coach

 

Detto questo, se siete baciati dalla fortuna di avere un vostro mentore o coach, ricordate che:

  • Lo sherpa è una guida, ma quale montagna scalare la scegli tu. Lui ti accompagna.
  • Lo sherpa ti guida solo nei passi e nei punti più difficoltosi dell’ascesa. Il resto lo fai da te.
  • Lo sherpa non conosce tutte le strade utilizzabili ma sa farti riconoscere la tua.
  • Lo sherpa non ti darà mai, volendo o per sbaglio, indicazioni errate che ti portano fuori strada a notte inoltrata.
  • Lo sherpa ha il diritto di abbandonarti al tuo destino se ti addentri in zone pericolose per tua manifesta incoscienza o paura di pensare alla tua vita.
  • Lo sherpa ha il diritto di conoscere le tue intenzioni PRIMA di dedicarti del tempo e non, come al solito, a catastrofe avvenuta.

 

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Un esercizio di gratitudine

 

Pensa al mentore o ai mentori della tua vita. Prova riconoscenza per quanto ti hanno trasmesso. Se puoi ancora parlare con loro, esprimigli la tua gratitudine per essere stati presenti.

 

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