La storia di Alex Schwazer: rimettersi in gioco senza sbagliare (ancora)

La storia di Alex Schwazer: rimettersi in gioco senza sbagliare (ancora)

A tutti capita di perdere. Quando accade, guarda chi ha vinto come ad un insegnamento per te stesso. Però attento: il maestro che ti dà la lezione trovalo dentro di te, non in lui che ha vinto.

[Tweet “Non guardare chi ha vinto. Non dici: “Colpa mia”, ma: “Chissà cos’ha fatto per non perdere”.”]

Non guardare chi ha vinto perché tanto, se lo fai, non accade quasi mai che dici: “Potevo fare di meglio, colpa mia” ma: “Chissà cos’ha fatto lui per non sbagliare, per non perdere”.
Guarda te stesso e correggiti pensando: “Il limite e la forza sono entrambi dentro di me”.

Mi è capitato di testimoniare, oltre vent’anni fa, ad un’esclamazione di un atleta sconfitto in una gara di cultura fisica: “Devono avere inventato un doping che io ancora non conosco”.

Se devi pensare così, vivere nella schizofrenica ricerca di sotterfugi, non solo NON è sport, ma non è neanche vita.

Per essere atleti di successo, per essere uomini di successo, servono anni di sacrifici e di allenamenti pazzeschi. Ci sono due tipi di atleti: quelli che gareggiano in una disciplina esclusivamente perché la amano (nel caso del bodybuilding, amano anche lo stile di vita richiesto) e quelli che gareggiano perché hanno talento. Ai primi, gli allenamenti massacranti pesano molto meno. Non posso generalizzare? Sono convinta che non sbaglio a dirlo. Il primo tipo è mosso da una ricompensa intrinseca, il premio è la crescita personale e aderire al gruppo, allo stile di vita. Con questo non posso e non voglio dire che siano immuni dalla trappola delle scorciatoie e del doping. Solo vanno avanti perché lo vogliono. Il secondo tipo può invece volere mollare, ma è spesso spinto da chi gli ricorda che ha talento, potenziale, stoffa per andare avanti. Si deve muovere tra pressioni e sacrifici. Quando vince questo tipo d’atleta, il merito è di tutti; quando perde o quando sbaglia, è debole di testa.

Quando acclamiamo il vincitore vediamo solo il suo punto d’arrivo.

[Tweet “Quando acclamiamo il vincitore vediamo solo il suo punto d’arrivo.”]

La pozione magica non esiste là fuori.

[Tweet “Il limite e la forza sono entrambi dentro di me. Rossella Pruneti”]

 

Alex Schwazer – una storia (sbagliata) come tante

In breve, Schwazer gareggiava nella marcia e fu oro olimpico (50 m) a Pechino nel 2008. Nel 2012 durante un controllo antidoping a sorpresa dell’Agenzia Antidoping Mondiale è trovato positivo all’eritropoietina ricombinante e squalificato. Nel caso è coinvolta, con squalifica di diversi mesi, anche la fidanzata di allora, la pattinatrice Carolina Kostner: lei era informata dei fatti e lo ha coperto. Questa l’accusa.

Per i particolari della storia, leggi la voce Alex Schwazer su Wikipedia.

 

Alex Schwazer – rimettersi in gioco senza sbagliare

Un po’ estrapolate da interviste e conferenze stampa, queste parole per quanto banali hanno la loro utilità per ogni sportivo. Spunti di riflessioni. Lezioni da interiorizzare.

Quando vinci pulito pensi che puoi farcela sempre, poi cresci e pensi che non puoi farcela più. […]

Io spero che i giovani mi seguano nel senso di non fare quello che ho fatto io. Non vale la pena di mettere tutto in gioco per un trionfo. La vita è fatta di tante cose, famiglia, amici: giocarsi tutto come ho fatto io non ha senso. A Pechino ho vinto perché ero sereno ed è quella la chiave di tutto. […]

Non voglio essere più giudicato per una prestazione. Sono stufo. Sogno una vita e un lavoro normale. Il mio obiettivo oggi è ricostruirmi come uomo, ritrovare un equilibrio. E non è facile anche perché, al di fuori dello sport, non avevo interessi.

 

Fonte delle citazioni: Wikipedia Quote


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