Primo Soccorso (Aiuto) Emozionale per atleti

Primo Soccorso (Aiuto) Emozionale per atleti

Aiuto emozionale per atleti? Il vuoto o quasi. Nella cassetta degli attrezzi dell’atleta ci sono molti strumenti, purtroppo tanti neanche leciti … ma com’è che non ci sono due dritte su problemi come accettare il fallimento, la sconfitta, la solitudine, la mancanza di motivazione?

 

“Com’è che dedichiamo più tempo per l’igiene dentale invece che occuparci delle nostre emozioni? Perché la salute del fisico è più importante per noi di quella psicologica? Subiamo infortuni psicologici ancora più spesso di quelli fisici, infortuni come il fallimento o il rifiuto o la solitudine. E possono anche aggravarsi se gli ignoriamo. […] Un centinaio di anni fa le persone iniziarono a seguire l’igiene personale e l’aspettativa di vita si alzò oltre del 50% in pochi decenni. Ritengo che la qualità della nostra vita potrebbe migliorare in modo rapido e netto se tutti iniziassimo a praticare l’igiene emotiva. Vi immaginate un mondo dove tutti sono più sani di testa? Con meno solitudine e meno depressione? Se le persone sapessero come affrontare il fallimento? Se fossero più felici e più soddisfatte?”. – Guy Winch

Appena ho ascoltato la conferenza su TED del Dr. Guy Winch, ho iniziato a pensare alle applicazioni per l’atleta. È assurdo che curiamo molto la preparazione di gara senza considerare l’aspetto psicologico ed emozionale del prima, del durante e in particolare modo del dopo.

[Tweet “Curiamo molto la preparazione di gara senza l’aspetto emozionale … in particolare del dopo.”]

“Siamo meno proattivi nel proteggere il nostro benessere psicologico rispetto a quanto facciamo per il nostro benessere fisico”. – Guy Winch

Guy racconta di un esperimento con tre bambini. C’era un gioco costruito come una scatola con due levette: rossa e viola. Facendo scivolare la levetta rossa, saltava fuori un pupazzetto. La levetta viola non faceva accadere niente. Il primo bambino provò la levetta viola (senza ottenere alcun risultato) e poi rimase imbronciato a fissare il gioco. Il bambino accanto lo aveva osservato, quindi guardò il suo gioco (identico) e si mise a piangere senza neanche toccarlo. Il terzo bambino provò a toccare il gioco in più punti finché fece scivolare la levetta rossa, il pupazzetto saltò fuori e lui emise un gridolino di gioia. Tre bambini con tre giocattoli identici ma reazioni diversissime di fronte al fallimento. Tutti e tre erano in grado di muovere la levetta rossa. L’unica cosa che aveva impedito ai primi due di riuscirci era stata la loro stessa mente che li aveva portati a credere di non potere (per il secondo senza neanche provare una volta).

Gli adulti sono anche peggio.

Perché è importante sapere come la nostra mente reagisce alla sconfitta?

“Perché se la mente cerca di convincerti che sei incapace di qualcosa e ci credi, allora come i due bambini, inizi a sentirti inutile e ti dai per vinto troppo presto o non provi neanche. E quindi ti convinci ancora di più di non farcela. Ecco perché tante persone sono al di sotto delle loro potenzialità: ad un certo punto, un solo fallimento li ha convinti di non potercela fare e ci hanno creduto”.

Il rifiuto ha già fatto parte delle nostre ferite psicologiche prima di approdare alla palestra: non vi è mai capitato di non essere stati scelti per primi nella formazione delle due squadre a scuola? Con l’agonismo nel bodybuilding lo rivivrete durante le fasi di pregara o scrematura. È il caso di sapere come affrontarlo dentro di noi.

Il Dr. Guy Winch spiega come prestare un veloce soccorso ad alcune ferite psicologiche in modo da proteggere la nostra mente, essere emotivamente forti o almeno “elastici”, incrementare nettamente le chance di successo. Nessuno può battere un atleta che sa come incassare le sconfitte. Come diceva Rocky non è quanto dai ma quanto prendi senza cadere KO.

[Tweet ““It is about how hard you can get hit and keep moving forward”, Rocky Balboa”]

È importante imparare a rispondere psicologicamente bene per evitare di impantanarsi o paralizzarsi. Il meccanismo, a ben guardare, non è perverso: la mente ti fa sentire scoraggiato e impaurito per evitare che tu sia deluso di nuovo. Peccato che non è un atteggiamento funzionale allo sport e, soprattutto, al progresso e al miglioramento che ogni uomo va cercando.

Anzi, l’ideale sarebbe trasformare la sconfitta in un trampolino di lancio per il miglioramento. Un po’ come quella storia dell’asino caduto nel pozzo il cui padrone pensò bene, invece di investire tempo e forza a recuperarlo, di sotterrarcelo vivo. Il tizio chiamò allora altri contadini e cominciarono a buttare terra nel pozzo. L’asino che fece? Ad ogni badilata che gli arrivava, scuoteva il groppone e usava la terra per salire di livello nel pozzo… finché riemerse in superficie con grande sorpresa di tutti.

 

Elementi basilari di Primo Soccorso Emozionale (per atleti)

 

Controllarsi dopo una sconfitta.

 

La sconfitta distorce le nostre percezioni. Ci sentiamo poco capaci, tendiamo a sminuire le nostre doti e a giustificare il motivo del cattivo piazzamento (effetto speculare per chi vince: tende a trarne potere e a sopravvalutare le sue doti).

La sconfitta ci fa distorcere i fatti e soprattutto fa apparire come “irraggiungibile l’obiettivo), demoralizza e demotiva ad andare avanti.

Soluzione:

1) ignora queste emozioni;

2) fai un elenco di cosa era ed è tuttora in tuo potere per raggiungere l’obiettivo (quanto impegnarti, strategia, storia che ti racconti ecc.);

3) migliora ciascuno dei punti elencati (non devi essere da solo, potresti chiedere aiuto a un tecnico e/o a un coach)

Ricorda di dare un significato alla sconfitta o a una performance sbagliata rilevando non solo quello che è stato perso ma anche l’esperienza guadagnata. Thomas Edison disse a chi lo scherniva di avere provato tante volte prima di azzeccare il progetto della lampadina: “non avevo sbagliato ma avevo trovato mille modi in cui non costruirla”.

 

Stoppa il rimuginare.

 

Rivivere mille volte nella testa la sconfitta o la performance sbagliata non ha senso. Basta farlo quella volta necessaria per capire lo sbaglio dal punto di vista tecnico. Dopo di che, pensa alla prossima performance.

Inutile girare il film mille volte dei momenti della gara persa. Usa delle tecniche di distrazione per ridurre l’intensità e la frequenza del ricordo. Le ricerche scientifiche indicano che anche una distrazione di due minuti (per esempio, giocare con un’applicazione purché richieda concentrazione) è sufficiente a riportare l’umore giusto.

Qui vale la storia del bicchiere d’acqua che pesa 300 g ma se lo tieni tutto il giorno in mano pesa in misura stratosferica… Un peso diventa sempre più insopportabile in proporzione al tempo che te ne fai carico (e in palestra è una legge ben conosciuta).

 

Tonifica l’autostima.

 

L’autostima è come il sistema immunitario della mente. Evita di indebolirla e di colpirla a fondo. Siamo spesso noi stessi a girare il coltello nella piaga e a colpevolizzarci o ridicolizzarci di più. Volersi bene, in questi casi; nella pratica, scriversi un messaggio o un’email di aiuto e compassione vedendoti come se fossi un’altra persona. Inferiresti con cattiveria? Se uno si è tagliato un dito, affonderesti il coltello per dimostrargli ormai quanto ha sbagliato?

Dopo una sconfitta, interrompi, prima ancora che inizi, il circolo vizioso della convinzione di non riuscire a fare niente. Mente ed emozioni non sono amici fedeli, sono lunatici: un momento ci esaltano, un momento dopo ci portano a pensare le cose peggiori. Incredibile perché proprio quando la nostra autostima è già sanguinante, noi partiamo a pensare tutte le colpe e mancanze, a crocifiggerci.

Per rafforzare il proprio valore personale dopo una critica infondata, fai una lista delle qualità che possiedi e che apprezzi scrivendo i motivi per cui sono importanti.

 

Piccoli fastidi: vedili per quello che sono.

 

La struttura della preparazione di gara è particolarmente complessa e “svizzera”. La tensione dell’evento, la rigidità dell’alimentazione (la fame ha un impatto sull’umore più di quanto la maggioranza delle persone può sapere, ma l’atleta lo sa) e in alcuni la roid rage portano a perdere le staffe per piccolezze.

Soluzione: riacquistare la prospettiva corretta e ricordarsi del perché di tutto questo. In fondo nessuno ti obbliga a essere agonista. Può aiutare porsi la domanda: tra un anno/dopo la gara, questa cosa per cui mi arrabbio ora, avrà sempre importanza e me la ricorderò ancora?

Svolgi degli esercizi di gratitudine scrivendo le vere cose importanti della tua vita (elencante almeno cinque) e i tre motivi fondamentali per cui ti dedichi al tuo sport.

 

Stanchezza: la danza tra mente e corpo.

 

Sopra tutto questo sta sempre la delicata danza tra mente e corpo con infuenze, negative o positive, reciproche. Quindi è anche vero che non dovete mai scindere tra corpo e pensiero, tra mente e muscoli. La mancanza di recupero può rovinare l’umore senza altro colpo ferire. La soluzione è contenuta nel sistema stesso di allenamento con i sovraccarichi progressiti: sapere organizzare bene gli allenamenti, orchestrare sessioni e recuperi, in caso inserire sonnellini pomeridiani.

 

Strafare finisce per paralizzare.

 

L’aspettativa di riuscire a fare bene, soprattutto dopo alcune sconfitte, porta all’ansia e al volere fare troppo. Nel bodybuilding “fare troppo” (troppo allenamento, troppo carico, troppa dieta, ecc.) è il modo sicuro per rovinarsi, come in altre discipline volere fare troppo e controllare troppo porta alla paralisi (pensa a un lanciatore che non riesce a concentrarsi “semplicemente” sul tiro e corregge quanto non dovrebbe essere corretto nel gesto atletico).

 

Volontà zero: non volere più fare niente.

 

Incredibile che campioni esempi mirabili di forza di volontà cadano in questa situazione e letteralmente sabotino se stessi. Se la forza di volontà vacilla (a fronte di un qualsiasi tipo di sconfitta, sia in allenamento sia in gara) non basta ripeterti le tue motivazioni, il tuo “grande e forte perché” che ti spinge a fare quello che fai. Il Dr. Guy Winch sostiene che sia necessario che tu sappia come funziona la forza di volontà (sì, proprio a livello di meccanismo fisiologico) e vale la pena tradurre per intero questo passo del suo articolo [2]:

“La forza di volontà è come un muscolo: ha bisogno di riposo e glucosio per funzionare al meglio. Proprio come i muscoli si affaticano quando sono fatti lavorare oltre il normale, la forza di volontà viene a marcare perché è stata fatta lavorare troppo e nutrita poco. Il cervello richiede glucosio per funzionare e quando non ne ha a sufficienza iniziano a calare le nostre risorse cognitive (attenzione, concentrazione); il nostro funzionamento esecutivo (programmazione, decisionalità) e la nostra forza di volontà. Ecco perché le diete drastiche finiscono spesso con un’abbuffata: esauriscono la forza di volontà della persona in maniera talmente drastica che la persona perde il controllo e mangia tutto ciò che vede. Perciò devi essere cosciente di quanto impegno e forza di volontà riversi durante la giornata per essere pronto a riposare, mangiare un poco ed essere pronto a vigilare oltre che ripercorrere le tue motivazioni quando cominci a sentire che la forza di volontà sta affievolendosi. Prendendo controllo della forza di volontà fai la vera cosa importante per superare la sconfitta”.

 

Fonti

[video_player type=”youtube” width=”560″ height=”315″ align=”center” margin_top=”0″ margin_bottom=”20″]aHR0cHM6Ly93d3cueW91dHViZS5jb20vd2F0Y2g/dj1ybmk0MWM5aXE1NA==[/video_player]

Conferenza su Ted Talk

Conferenza su YouTube

Sito ufficiale di Guy Winch

Libro di Guy Winch su questo argomento in inglese mentre la versione italiana può essere acquistata qui.

Articoli di riferimento per questo articolo:

[1] https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201307/the-seven-habits-highly-emotionally-healthy-people

[2] https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201501/10-surprising-facts-about-failure

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