L’”effetto chissenefrega” alias “ormai voglio vedere il fondo della scatola di biscotti”

L’”effetto chissenefrega” alias “ormai voglio vedere il fondo della scatola di biscotti”

di Rossella Pruneti

 

Mangiare come se non ci fosse un domani… o una carestia stesse per arrivare. Rido ancora se penso ad un bodybuilder che in aeroporto, dopo la competizione, comprava un gelato dietro l’altro. Allo sguardo sconvolto del barista, l’atleta si giustificò: “Ho appena fatto una gara!”. Ma ricordo anche il fastidio provato vedendo la mia amica del liceo, seppure sovrappeso non a dieta e non atleta, che mangiava un pezzettino di snack e poi riponeva via il resto. Come faceva a non mangiarlo tutto?

Bene, questo è un tipico comportamento umano che ha un nome e che è stato oggetto di studi. Ho trovato la trattazione sul blog Efficacemente, dove è chiamato “effetto chissenefrega”.

Peter Herman (insieme ad altri colleghi) ha studiato il comportamento umano in relazione all’appetito e al cibo presso l’University of Toronto. Nell’esperimento che ci interessa adesso, i soggetti sperimentali furono convocati con la scusa di testare il sapore di alcuni snack. C’erano sia persone che in quel momento non stavano a dieta, sia quelle che stavano a dieta. Venne chiesto di presentarsi digiuni. Nel laboratorio, furono divisi in tre gruppi: il primo consumò un milkshake di piccole dimensioni, il secondo due milkshake enormi e il terzo gruppo rimase a digiuno. Quindi si passò alla degustazione degli snack (il motivo fittizio della ricerca per non fare insospettire ed essere meno spontanei i soggetti): dovevano assaggiarli e annotare il parere.

Tra quelli non a dieta, chi era nel gruppo con un milkshake, mangiò qualche snack; chi nel gruppo dei due milkshake enormi, annusò qualche snack e dette il parere senza mangiarne; chi nel gruppo a digiuno, ne mangiò e recensì un bel po’.

Tra quelli a dieta, si sfondarono di snack i soggetti del gruppo che eppure aveva già assunto i due milkshake giganti (insomma proprio loro che dovevano stare a dieta e avevano anche già sgarrato?!).

Furono ripetuti altri esperimenti (con fette di pizza, per esempio) che confermavano questo: chi è a dieta e mangia qualcosa in più o di proibito, si lascia del tutto andare.

Herman ha confermato quindi che una tentazione culinaria ha effetto diverso sull’autocontrollo e dipende dal tipo di restrizione dietetica seguita dal soggetto. Chi è “più a dieta”, cioè con livelli medi ed alti di restrizione alimentare (non necessariamente solo calorica), manda all’aria con maggiore facilità tutti gli obiettivi che si prefigge (o che si vorrebbe prefiggere) con la dieta stessa.

La spiegazione sta in questo particolare “loop mentale”: chi ha un obiettivo prefissato (appunto la dieta) tiene presente un certo comportamento giornaliero ottimale. Se per un qualsiasi motivo deraglia da questo comportamento, la giornata è considerata andata e sono sciolti tutti i freni inibitori, superati tutti i limiti.

Adesso io ve ne parlo in riferimento ad un programma alimentare, ma questo può valere per molti altri aspetti della nostra vita. Nella dieta è particolarmente importante perché da un lato è necessario essere costanti e aderire al piano nutrizionale per avere benefici e risultati, dall’altro la ricerca esasperata della perfezione può portare a disturbi alimentari.

 Consigli pratici:

  1.  Rifuggite dalla perfezione. Importante è andare avanti, rimettersi in strada, rialzarsi.
  2. Molti programmi nutrizionali (se non che siano diete dovute a patologie) funzionano (nel senso di maggiori probabilità di conseguire gli obiettivi prefissi) anche se seguiti solo al 90% (con un 10% lasciato a pasti o alimenti non previsti dal programma).
  3. Implementate la strategia del cheat meal o pasto di sgarro. La strategia del cheat meal insegna proprio questo e come smontare il deleterio e incontrollabile effetto chissenefrega: sui 42 pasti settimanali, 1-2 almeno possono deviare in parte o in tutto. Con questo non vuol dire che avete rovinato qualcosa.

Non illudetevi di avere il controllo sempre e comunque, compreso su ciò che mangiate. Ci sono giorni e impegni che vi possono deviare, ma ricordate di non innescare l’effetto chissenefrega e perdervi del tutto. Se in auto volete raggiungere Firenze e sbagliate andando a Bologna, arrivate al casello visto che ormai non potete fare altrimenti e girate, rimettendovi sulla strada giusta, ma non è che ormai proseguite fino a Venezia.


 

Le strategie del cheat meal, il pasto libero o di sgarro, sono spiegate nei libri:

Come sgarrare durante una dieta
Sgarro nella dieta

 

Sgarrologia

Regole, trucchi e strategie su come sgarrare alla dieta con ricette light salutari senza compromettere la vita sociale e la perdita di peso

Ricette per (non) sgarrare

 


Gli studi di Herman e colleghi:

 Getting a bigger slice of the pie. Effects on eating and emotion in restrained and unrestrained eaters.
2010: Janet Polivy; C Peter Herman; Rajbir Deo
Appetite 2010;55(3):426-30.
Effects of food-cue exposure on dieting-related goals: a limitation to counteractive-control theory.
Jennifer S Coelho; Janet Polivy; C Peter Herman; Patricia Pliner
Appetite 51, 347 (2008)
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